La Marmora

ALESSANDRO FERRERO LA MARMORA

BIOGRAFIA

La Marmora

TORINO, 27 MARZO 1799

CRIMEA, 7 GIUGNO 1855

Grande figura del Risorgimento italiano, fu il fondatore del Corpo dei Bersaglieri. Era originario di una nobile famiglia, quella dei Ferrero Della Marmora.

 

Decalogo di La Marmora

  • Obbedienza
  • Rispetto
  • Conoscenza assoluta della propria arma
  • Molto addestramento al tiro
  • Ginnastica di ogni genere sino alla frenesia
  • Cameratismo
  • Sentimento della famiglia
  • Rispetto alle leggi ed onore al Capo dello Stato
  • Onore alla Patria
  • Fiducia in sé stessi sino alla presunzione.

 

Ottavo di tredici figli, nacque dal marchese Celestino Ferrero della Marmora, capitano nel Reggimento d’Ivrea, e dalla contessa Raffaella Argentero di Bersezio.

Diligente negli studi e particolarmente portato per le discipline scientifiche (studiò un nuovo tipo di fucile a retrocarica), dopo aver ricevuto promozioni militari e onorificenze da parte del re Carlo Felice di Savoia, studiò a lungo nelle valli del Biellese alla ricerca di nuovi metodi di difesa dei confini.

In quel periodo intraprese viaggi in Francia, Inghilterra, Baviera, Sassonia, Svizzera e Tirolo al fine di studiare armi, ordini e istituzioni dei vari eserciti.

Nel 1831 formulò una prima Proposizione per la formazione di truppe leggere della terza specie sotto la denominazione di Bersaglieri.

Il progetto avrebbe visto la luce però solo cinque anni dopo: nel 1835, infatti, il capitano La Marmora presentava al re Carlo Alberto di Savoia la sua Proposizione per la formazione di una compagnia di Bersaglieri e modello di uno schioppo per suo uso.

Il Corpo dei Bersaglieri

L’anno seguente furono create le compagnie di fanteria dette dei Bersaglieri, con lo scopo di compiere una guerra minuta e di disturbo.

Il 18 giugno 1836 il re istituiva nell’Armata un Corpo di Bersaglieri.

Durante la convalescenza per le ferite riportate nella battaglia di Goito del 1848, La Marmora scrisse le Istruzioni provvisorie per i Bersaglieri ed un Trattato di tiro ad uso dei Volontari.

A Genova per curarsi da una caduta da cavallo, nel 1852 conobbe Rosa Raccatagliata, che sposò due anni dopo.

Nell’autunno del 1854 nel capoluogo ligure scoppiò una epidemia di colera e Alessandro si dedicò all’assistenza negli ospedali; sulla malattia scrisse anche un opuscolo intitolato Cholera Morbus.

Nonostante il fisico debilitato, il 22 marzo 1855, incoraggiato dal fratello Alfonso La Marmora, più giovane di lui di cinque anni, il generale Alessandro La Marmora assunse il comando della seconda divisione del corpo di Crimea, per quella che sarebbe stata la sua ultima fatale spedizione.

Morì a causa del colera il 7 giugno 1855 in Crimea, dove era sbarcato (Balaclava) alla testa dei suoi uomini. Aveva cinquantasei anni.

Le sue spoglie, rimaste a lungo in Crimea, riposano dal 1911 nella Basilica di San Sebastiano a Biella.

Un monumento lo ricorda a Torino, sua città natale.