📖 STORIA DEI BERSAGLIERI

"I fanti piumati con le fiamme cremisi"

Origini e Fondazione dei Bersaglieri

L'Arma dei Bersaglieri nacque dal genio militare del Capitano Alessandro La Marmora. Il 18 giugno del 1836, questo straordinario ufficiale presentò al Re Carlo Alberto uno studio dettagliato sulla creazione di una nuova specialità di fanteria. Il sovrano, impressionato dalla proposta, autorizzò immediatamente la formazione della prima compagnia attraverso un decreto reale emesso nella stessa data.

La visione di La Marmora era rivoluzionaria: creare reparti di fanteria veloce equipaggiati di carabine leggere, capaci di effettuare rapidi spostamenti mantenendo un fuoco di precisione superiore. Questi soldati dovevano possedere qualità straordinarie: grande resistenza fisica, straordinaria abilità nel tiro, inteligenza tattica e soprattutto la capacità di essere sempre nel posto giusto al momento giusto.

I Dieci Principi della Tradizione Bersagliera

La Marmora codificò in dieci principi fondamentali l'istruzione bersaglieresca:

La carabina bersagliera era un'arma innovativa, più leggera e con una velocità di fuoco superiore ai fucili tradizionali dell'epoca. Nel 1837 venne costituita la seconda compagnia, e entro il 1848, all'epoca della guerra contro l'Austria, il corpo si era espanso a sette compagnie, suddivise in due battaglioni.

Il Battesimo del Fuoco: Campagna 1848-1849

La guerra del 1848 rappresentò il primo vero test per la neonata specialità. Il 8 marzo 1848, nei pressi di Goito, la prima compagnia del secondo battaglione si scontrò con un distaccamento dell'esercito austriaco. Lo scontro fu decisivo e testimoniò il valore dei bersaglieri.

In quel combattimento cruciale, il Capitano Griffino e il bersagliere Guastoni si distinsero per straordinario coraggio nel superare le difese nemiche. Per questa azione vennero decorati con la Medaglia d'Oro al Valore Militare. Durante la campagna, i bersaglieri combatterono valorosamente a Monzambano, Borghetto, Mantova, Villafranca e in numerosi altri teatri di operazioni.

Risultato finale: Sebbene le sorti della guerra volsero sfavorevolmente, l'armistizio di Vignale del 26 marzo 1849 riconobbe il valore dimostrato dai bersaglieri con numerose decorazioni e menzioni onorevoli. Nel marzo 1849 venne costituito il decimo battaglione, estendendo ulteriormente la specialità. I bersaglieri avevano così provato di meritare la fiducia che La Marmora aveva riposto in loro.

La Guerra di Crimea e la Morte di La Marmora

Nel 1855, il Piemonte inviò un corpo di ventimila uomini per supportare le forze franco-britanniche contro la Russia. Il contingente bersagliero, composto dalle prime due compagnie di ogni battaglione, raggiunse la penisola di Crimea a maggio.

Il 15 e 16 agosto 1855, durante la battaglia sul fiume Cernia, i bersaglieri dimostrarono ancora una volta il loro valore. Assaltando lateralmente le posizioni nemiche, contribuirono decisivamente alla vittoria alleata contro le due divisioni russe che occupavano le sponde del fiume.

Tragedia personale: Il 6 giugno 1855, il fondatore dell'Arma, Alessandro La Marmora, colpito dal colera, morì in una capanna nei pressi di Kandikoì. La sua eredità avrebbe però guidato i bersaglieri per oltre un secolo e mezzo ancora. Nonostante la perdita del loro creatore, i bersaglieri continuarono a incarnare i valori e le virtù che egli aveva insculpito nell'Arma.

La Campagna del 1859: Verso l'Unità

Il 26 aprile 1859, il Piemonte dichiarò guerra all'Austria alleato con la Francia. Dieci battaglioni bersaglieri parteciparono a questa campagna cruciale per l'unificazione italiana. I combattimenti a Palestro videro il settimo battaglione meritare una Medaglia d'Oro al Valore dopo due giorni di combattimenti straordinariamente duri.

I bersaglieri combatterono con distinto onore anche a San Martino, Solferino, Pozzolengo e Guidizzolo. La loro coesione tattica e il loro cameratismo dimostrarono ancora una volta l'efficacia dell'addestramento bersagliero.

Risultato: Dopo l'armistizio di Villafranca, la Lombardia passò al Regno di Sardegna. Il corpo dei bersaglieri si espanse ulteriormente a sedici battaglioni, preparandosi per le prossime sfide.

Le Campagne dalla Liberazione di Roma alle Guerre Mondiali

Tra il 1860 e il 1870, i bersaglieri parteciparono a numerose operazioni che portarono all'unificazione italiana: dalla lotta contro lo Stato Pontificio alla battaglia contro i Borboni. Il 20 settembre 1870, il dodicesimo battaglione si distinse particolarmente a Porta Pia, contribuendo alla liberazione di Roma e all'incorporazione dello Stato Pontificio nel Regno d'Italia.

La Guerra Italo-Turca del 1911-1912 videro i bersaglieri, equipaggiati per la prima volta di biciclette da combattimento, operare in Libia con grande efficacia. Fu in questa guerra che nacquero ufficialmente i reparti ciclisti bersaglieri, una specialità che avrebbe caratterizzato l'Arma per decenni.

La Grande Guerra (1915-1918) rappresentò il culmine della centralità bersagliera. Ventuno reggimenti bersaglieri parteciparono ai combattimenti su tutti i fronti, pagando un prezzo altissimo in sangue e sacrificio. Numerose Medaglie d'Oro, d'Argento e di Bronzo al Valor Militare furono conferite ai reparti.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, i bersaglieri combatterono in Africa Settentrionale, in Russia, in Grecia e in numerosi altri teatri operativi. Alcuni reparti fortunatamente furono incorporati nell'esercito italiano del Regno del Sud dopo l'armistizio del 1943, mentre altri servirono nella Repubblica Sociale Italiana in condizioni di estremo pericolo.

Dal Secondo Dopoguerra alle Missioni di Pace Contemporanee

Negli ultimi settant'anni, i bersaglieri hanno continuato a servire l'Italia in numerose missioni. Nel ruolo di soccorritori, si sono distinti negli interventi in seguito a calamità naturali: dal Polesine al Vajont, dal Friuli all'Irpinia, dai terremoti dell'Umbria agli eventi di questi ultimi anni.

Nel 1982, il battaglione Governolo sbarcò in Libano nel quadro di una missione internazionale di pace, indossando l'inconfondibile elmetto bianco e il caratteristico piumetto cremisi. I bersaglieri hanno proseguito questa tradizione di operatore di pace per decadi, servendo anche nella ex-Jugoslavia e in numerose altre locations critiche del globo.

La Brigata Bersaglieri Garibaldi ha rappresentato il fulcro italiano nelle operazioni in Bosnia-Erzegovina, dove i reggimenti ottavo e diciottesimo hanno operato per stabilizzare le zone di conflitto e proteggere le popolazioni civili.

Eredità perpetua: Anche nelle moderne missioni di peacekeeping, i bersaglieri mantengono intatta la loro identità: hanno sostituito l'elmetto d'acciaio modello 1933 con versioni moderne in fibra balistica, ma non hanno mai abbandonato il loro piumetto e il fez cremisi. Non sono accessori di uniforme, ma bandiere viventi della tradizione bersagliera. Dall'invenzione di La Marmora fino ai giorni nostri, i bersaglieri incarnano i valori eterni di coraggio, velocità, precisione e cameratismo che continuano a guidare le loro azioni. La tradizione degli "fanti piumati" rimane viva, testimonianza del genio militare del loro fondatore e della devozione di generazioni di uomini che hanno portato il piumetto cremisi.

Epilogo Storico

La storia dei Bersaglieri è la storia di un'evoluzione costante mantenendo fermi i valori fondanti. Dall'epoca dei cannoni leggeri alla velocità delle operazioni contemporanee, dall'Arma sabauda all'Esercito della Repubblica, i bersaglieri hanno sempre rappresentato l'avanguardia dell'innovazione tattica pur mantenendo il loro inconfondibile carattere.

Il piumetto cremisi resta il simbolo di appartenenza a una tradizione di eccellenza, coraggio e dedizione che perdura da quasi duecento anni. Nuove generazioni di bersaglieri continuano a portare con onore questi valori, legando il passato glorioso al presente impegnativo e al futuro incerto, sempre pronti a rispondere alla chiamata della Patria.